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Per te.
© Federica Venuto 2010
Di cose da dire ne avrei un milione.
Un milione di pensieri che mi affollano la mente. Un milione di critiche ricevute, nemmeno direttamente. Un milione di lamentele, più o meno importanti, più o meno giustificate, ma non è di niente di tutto ciò che io voglio parlare e di cui voglio scrivere questa sera.
Voglio parlare di questo tuo sguardo.
Dell’emozione che queste tue espressioni danno, nelle persone che ci tengono a te.
Di cosa significhi vedere che ti emozioni per le piccole cose, per i piccoli pensieri di una serata che, sicuramente poteva essere più particolare. Che sicuramente poteva essere più divertente. Che sicuramente poteva essere diversa, ma che ho studiato mettendoci il cuore.
Una serata che ho studiato cercando di arrivare, in qualche modo, a stupirti. Fregandomene di tutto quello che era un semplice “corollario” della situazione.
Ho cercato quelle piccole cose che arrivano a sfiorare le corde dell’anima, e a farle vibrare quel poco che basta per ricevere uno sguardo commosso, un sorriso e farmi sentire felice di esser riuscita nel mio principale intento.
Non sono mai stata brava ad organizzare queste cose. Forse perchè per prima non ho mai partecipato a questo tipo di feste, forse perchè sono io la prima a non sapere cosa potrei volere in una situazione simile.
E stare una settimana con l’ansia che non tutto riuscisse. Pensare che qualsiasi piccola cosa potesse andare storta. Immaginare e risolvere già nella mia testa una mole improponibile di situazioni che mi si prospettavano davanti. E…
E arrivare invece ad averti qui.
A sentirti emozionata.
A sentirti felice.
Ed è a questo che devi pensare patata.
Non permettere che altri, per egoismo, per gelosia, per qualsiasi motivo più o meno giustificato, possano rovinarti questi ricordi.
Impariamo insieme, anche in questo caso, a passare oltre. A superare questa barriera di incomprensioni e di parole sussurrate alle spalle. Perché se c’è una cosa di cui personalmente sono sicura, è che sono riuscita in quella che era la serata che avevo prospettato. Sono riuscita a comprendere cosa ti emozionava. E sono riuscita a mettere su qualcosa che, nel bene o nel male, rimarrà per sempre una serata importante per te.
Non per altri.
Per nessuno che non fossi tu.
E ognuno è libero di pensare cosa vuole.
La gente è libera di accusarci a priori di avere un rapporto elitario.
La gente è libera di non comprendere come ci si sia trattenuti dall’escludere il mondo per stare insieme.
La gente è libera di trarre le sue conclusioni. Ciò che è davvero importante, è comprendere cosa di tutto questo ci interessa, e cosa sono solo parole lasciate al vento per cattiveria.
Ed è bastato questo tuo sorriso all’arrivo di una torta.
E’ bastato il tuo sguardo stupito al “credo che qualcuno sia venuto a prenderti.” per rendere la serata riuscita. Per rendere perfetto un momento che avevo immaginato esattamente cosi.
Potevo fare molto altro? Sicuramente.
Volevo fare molto altro? No.
E non per evitare di impelagarmi in casini che magari non avrei saputo risolvere.
E non per andare a sanare critiche che sapevo che sarebbero arrivate dal momento in cui ho accettato di prendere in mano questa situazione.
Non volevo fare altro perchè… so che ti sarebbe bastata una pizza, due risate, ed una bella serata in compagnia.
E ti chiedo solo una cosa, Anto.
Te la chiedo con tutto il cuore.
Non lasciare che qualcuno possa rovinarti questo momento. Non lasciare che le critiche possano spegnere quel sorriso. Possano oscurare quello sguardo emozionato, commosso, che avevi sabato sera.
Di critiche ne arriveranno molte altre, nei prossimi tempi.
Critiche a te, critiche a noi e a questo rapporto inspiegabile a chiunque, forse a noi per prime, che ci lega.
Ma di cui non dobbiamo curarci.
Siamo fatte cosi? Si. Se la gente non arriva a capirci perchè non ha mai avuto modo di testare con mano cosa significhi comprendersi con uno sguardo. Comprendere lo stato d’animo di qualcuno per un pronto sussurrato con un’intonazione particolare al telefono. Arrivare a percepire, quasi, il momento in cui l’altra ha bisogno di te… non è cosa che ci riguarda.
E mi spiace per loro, perché sono questi i rapporti che arricchiscono una persona. Questi rapporti di fiducia ed affetto incondizionato. Questi rapporti in cui non c’è la ricerca di cambiare il modo di essere di qualcuno, ma di arrivare a comprenderlo, a renderlo parte integrante del rapporto stesso.
Come ti ho già detto, non posso prometterti che non litigheremo mai. Non posso prometterti che non ci saranno mai quei momenti in cui ci manderemmo volentieri a quel paese.
Posso prometterti che non ci sarà silenzio.
Posso prometterti che non ci sarà modo, da parte di nessuno, di intromettersi nel nostro rapporto.
E se il mondo non capisce che dandoci contro, non fa che aumentare il nostro legame, forse per protezione a quest’amicizia necessaria. Vitale. Non è cosa che deve riguardarci.
Lascia che critichino.
Lascia che non comprendano me. Che non comprendano te.
Perché ci sarà sempre qualcuno geloso di una stretta di mano di troppo. Di un abbraccio a parer loro sbagliato. Di un sorriso. Di uno sguardo.
Ma sono problemi loro. Non nostri.
Stiamo bene con noi stesse?
Vogliamo forse cambiare qualcosa di quello che è il nostro modo di essere insieme? Io no.
E se ho bisogno di te, non mi fermo dal cercarti.
E se ho bisogno di un tuo abbraccio, non mi freno dal chiedertelo.
Mi spiace per chi, cercando di cambiarti, cercando di cambiarci, non arriverà mai a comprendere quanto puoi dare. Quanto vali come persona. Quanto puoi essere importante ed essenziale nella vita di qualcuno.
Ti voglio bene Anto.
E non sono solo parole scritte su un computer e salvate in uno dei tanti database della rete.
Ti voglio bene perchè… si.
Ti voglio bene per come sei. E per quello che mi trasmetti quando siamo insieme.
TI voglio bene per quello sguardo e quel sorriso che scaccia qualsiasi nuvola dai pensieri.
Ti voglio bene per quelle piccole confidenze sussurrate in una piazza. In macchina o a casa tua.
Ti voglio bene per quel tuo contattarmi nonostante i miei nick minatori su MSN due anni fa.
Ti voglio bene per esserci. Per far parte della mia vita. Per essere un punto saldo di questa che, indipendentemente dalle discussioni che abbiamo avuto, e che potremo avere, c’è. E non se ne andrà mai.
Sorelle nell’anima.
L’ho detto. Lo ripeto.
Gli amici sono poi quella famiglia che uno può scegliersi no?
E noi ci siamo scelte. E ti ringrazio per questo.
Fede.
Ancora…
© Federica Venuto 2009
E tanto per cambiare, tanto per fare qualcosa di “nuovo”, sono di nuovo qui a sfogarmi con le parole.
Mi immergo in un mondo irreale e fittizio. Esattamente come lo facevo qualche anno fa.
Mi immergo in discorsi e pensieri che mi spaventano, e che mi feriscono. (Si, sono talmente furba da spaventarmi e ferirmi tutta da sola. Guardate che ci vuole impegno eh!!)
E a volte, mi guardo intorno, mi fermo a guardare le persone, e rifletto a cosa queste potrebbero pensare. Un po’ come la Mole Antonelliana sovrasta Torino, io sto sovrastando la mia vita. E controllo, meticolosamente, le persone che mi si avvicinano, o almeno, che ci provano.
Poi, però, mi guardo dentro.
E mi sento arida.
E mi sento vuota.
E mi chiedo cosa possa servire cercare di comprendere chi mi circonda, quando non riesco a comprendere nemmeno me stessa.
Vorrei svegliarmi, un giorno, guardare davanti a me, e vedere la mia vita già pronta, preconfezionata, solo da spacchettare e… vivere.
Ma mi viene detto che le cose vanno costruite, con pazienza. Vanno sognate. Vanno desiderate.
E allora perché le cose che sogno. Le cose che desidero. Nonostante siano il mio unico punto fisso.. scompaiono?
Che siano persone.
Che siano possibilità lavorative.
Che siano idee, passioni…
Tutto scompare. E mi avvolgo di questa nera coperta che è la solitudine.
E mi guardo intorno sorridendo, indossando una maschera che erano anni che non indossavo.
Indossando la maschera che pensavo di aver abbandonato vicino ad un fiume.
Indossando una maschera che, come la maschera di The Mask, è tornata ad avvolgermi, a vivermi dentro. A vivermi addosso.
Vorrei. Esistere.
Vorrei esistere per qualcuno.
Vorrei che le mie parole non fossero da vedere sempre come attacchi.
Vorrei che le parole che mi vengono rivolte, non fossero sempre pugnali che mi si conficcano nello stomaco, e che se togliessi, farebbero ancora più male.
Vorrei capire. Cosa desidero. Cosa desidero davvero per la mia vita.
E prendere il coraggio a due mani, ed inseguire quel desiderio, fino a vederlo realizzato, per concentrarmi sul prossimo.
Ma non ne sono capace.
Buona notte mondo Virtuale.
La buona notte al mondo Reale, arriverà più avanti.
Perdermi…
© Federica Venuto 2008
E sogno di perdermi.
Tra i colori caldi di una città che mi si stringe intorno.
Tra le luci di un cielo che, come una cappa di freddo, avvolge la vita notturna. Abbracciandola nella sua oscurità. Congelando i pensieri ed i sentimenti di chi tra mille impegni si affanna tra le strade della città.
E io sogni di sedermi.
Contro il palo, ad uno degli angoli di queste vie impregnate di magia.
Guardare il mondo scorrermi intorno. Valutare. Soppesare. Ogni singola persona che mi passa davanti o che si ferma a guardarmi perplessa.
Io. E in mia compagnia, la mia macchina fotografia.







