Oggi post doppio…

Pausa Caffé Riflessioni e Pensieri.

© Federica Venuto 2009

Oggi parlo di due persone, importanti, soprattutto, da due anni a questa parte.

Due anni fa, quando avevo lasciato tutto, e tutti, in Italia, e me ne ero fuggita in Francia. Per ricostruirmi. Per ricostruire la mia vita. Per cambiare, non sapevo nemmeno io come, il mio modo di essere.
E in fondo l’ho fatto. Ho affrontato quei piccoli problemi quotidiani che il vivere da soli comporta. Ho affrontato l’idea di fare attenzione ai prezzi mentre faccio la spesa, calcolare la differenza tra una marca e l’altra, e non prendere le cose a caso.
Ho imparato l’importanza di non comprare qualcosa che non avrei usato.
Ho imparato che se ho un problema, devo saperlo affrontare, e che non posso sempre appoggiarmi a mamma e papà.
Ho imparato che uscire la sera, facendo leva su quei pochi soldi sul conto, non da la possibilità di affrontare spese improvvise.
Ho imparato cosa significa rimanere senza soldi sul conto. Guardare la lettera della banca e pensare a come uscire dal casino in cui mi ero messa. Un assegno versato, ma che ancora non risultava incassato.
Ho imparato cosa significa sentirsi dire “Non hai superato il mese di prova. Puoi tornare in Italia.” E alla domanda sul perché non lo avessi superato, sentirmi rispondere una scusa come tante, perché la reale motivazione non riguardava direttamente me, o un mio errore.
Ho imparato cosa significa aspettare con ansia la telefonata del Casting del posto di lavoro. Cosa significa cercarli in continuo, sperando che in quella settimana trovino modo di offrirti altro, perché in Italia non ci vuoi tornare.
Ho imparato cosa significa gioire del fatto che mi veniva data un’altra possibilità. Cosa significa riavere la tessera di lavoro che era stata tagliata in due. Cosa significa guardarsi allo specchio, ed essere di nuovo fieri di come si è.
Ma ho imparato anche cosa vuol dire sentirsi sbagliata, in alcuni momenti ed in alcune situazioni.
Ho imparato cosa significa vedere la propria madre prendere una metro e allontanarsi da dove eravamo noi, per una stupida incomprensione.
Ho imparato cosa significa provare la mancanza di un abbraccio materno. Delle urla di mio padre. Dei litigi con mia sorella.
Ho imparato a convivere con delle sconosciute. A cambiare le mie abitudini, per cercare di renderle comuni.
Avrei voluto imparare a sparire davvero. A dimenticare l’Italia, e vivere a pieno la mia avventura.
Avrei voluto restare un nick su msn, o qualcuno da trovare ad un numero telefono straniero, perché quello italiano era troppo complicato da ricaricare. Una voce, parole, lontane. In parte irraggiungibili.
E questo non l’ho imparato, invece.
E ho consegnato quel foglio di dimissioni. Convincendomi di farlo solo perché nella mia vita era entrato Fra. Convincendomi che era la cosa giusta per qualcosa che volevo vivere.
Convincendomi, anche per quell’anno e mezzo successivo al mio ritorno, che il reale motivo era lui. Che ero tornata per vivere la nostra storia. E celando, sopprimendo, cancellando l’impressione di essermi “accontentata” di qualcosa.
Ingoiavo bocconi amari, comportamenti sbagliati. Perché… era giusto cosi.

Io so, di non essere una buona amica.
Io so di avere una marea di difetti. Di essere sbagliata la maggior parte delle volte. Di dire cose che non dovrei dire, solo perché non imparo a tenere a freno la lingua.
So che, entrambe, vorreste che io fossi diversa, che mi comportassi in modo diverso. Che riuscissi, una volta per tutte, a cancellare la maschera di Armilan per sempre.
Ma è una maschera che indosso da troppo tempo. E’ una maschera che mi vive addosso, e che se abbandono, torna a cercarmi.

Ma quando dico di volervi bene. Non lo dico perché è facile da dire. Non lo dico perché è una cosa del momento. Ho passato anni a non dirlo. Ho passato anni a soppesare ogni singola sillaba, prima di parlare. E mi sono ritrovata a sentirmi vuota. Priva di interessi. Priva di stimoli.

Eppure. Ci siete.
Eppure, in qualche modo, fate parte di me.
E morirei se dovessi perdervi.
E mi rendo conto di essere sbagliata. Mi rendo conto di essere stronza. E mi rendo conto della fatica che si faccia a starmi vicina.
E lo so, lo so, che dovrei cambiare. Imparare a stare zitta. Ma se è un periodo così. Non ci riesco. Non riesco a nascondere lo scazzo. Non anche con voi.

Sono stufa delle maschere.
Sono stufa di essere Armilan per tutti.

E non riesco a far vedere del tutto Federica.

E mo la smetto di scrivere, che mi sento patetica.

2 Commenti a “Oggi post doppio…”

  • Orsola scrive:

    Leggo le tue righe, piano, assaporandole una ad una. Avrei voluto essere lì mentre le scrivevi. Vorrei potessi vedermi ora mentre faccio fatica a scrivere per le lacrime che mi appannano la vista. Lo so che sono la mulino bianco, non c’è bisogno che me lo dici. Io non ho un carattere facile, e sono lunatica e difficile eppure basta poco per farmi commuovere e dimenticare tutto. Basta un tuo sorriso o un tuo sguardo, una tua battuta, o un tuo scritto.
    Ho avuto la tentazione di prendere e andarmene in sti giorni. Ma sono rimasta perchè so che non è un bel periodo, so che c’è qualcosa che ti tormenta, ti sento infelice e alla ricerca di un qualcosa e non di un qualcuno. Così come sento che non posso fare nulla se non accettarti in ogni tuo momento, quelli no e quelli si. Sai fare male fede, con i tuoi silenzi e i tuoi musi. Fai male quando a stento parli con me, poi basta l’arrivo di anto e cambi immediatamente umore. Non è gelosia la mia, solo il prendere coscienza che a lei permetti di arrivare ad un livello di te che io non posso nemmeno avvicinare. Ma questo non vuol dire che faccia bene. Fa dannatamente male. Mi prendevi in giro mentre mi estraniavo dalla situazione, ma non ti rendevi conto che stavo lottando con la voglia di piangere. Mi sentirei vuota, persa senza di te. Hai riempito la mia vita,

    Salendo su quel treno domenica. Mentre mi allontanavo da te, da chivasso, da quei giorni passati insieme Mi son resa conto di essere stata sola nei giorni prima, pur essendo con te. E ho pianto, a lungo su quel treno, mentre nascosta dagli occhiali da sole osservavo distratta il panorama correre davanti a me. Piangevo per me, per te, piangevo perchè mi mancavi tu, piangevo perchè mi sentivo sola, seriamente per la prima volta in vita mia. Mi son sentita sola difianco a te.

    Ho paura di perderti, ho paura di vederti allontanare da me, paura di vederti sparire. Ma soprattutto ho paura che tu possa volermi vedere sparire.

    Ti voglio un bene dell’anima Fede. Non dimenticarlo mai. Ma anche se te ne voglio così tanto, anzi proprio perchè te ne voglio così tanto, ti prego non farmi male. Non credo di meritarlo. Da te mi aspetto che tu sia sincera sempre. Anche se si tratta di dirmi ” mi dispiace ho voglia di stare da sola” oppure ” sono di pessimo umore per favore scusami”. Per te ci sono, sono qui come sempre. Perderti significherebbe perdere me stessa.

  • Anto scrive:

    A dire il vero questo post mi ha spiazzata.
    L’ho letto questa mattina mentre sorseggiavo il caffé ed ho evitato di rispondere per non sembrare strafottente.
    Ora ho abbastanza tranquillità intorno per poter scrivere.

    Non si tratta di essere fatti bene o male, Fede.
    Non si tratta di essere stronzi.
    E soprattutto non ho mai pensato che diversa mi piaceresti di piu’.
    Mi sono legata a te proprio per come sei.
    Con i mille pregi che ora non riesci a vedere.
    E con quei difetti che, come tutti, hai.
    E ripeto.. se tu non fossi esattamente come sei, ora non sarei qui a scriverti.

    Se senti il bisogno di cambiare qualcosa, fallo.
    Ma per te.
    Non per me. Non per Orsola.
    Non per il mondo fuori (che detto tra noi, se vuole, troverà sempre il modo di farti sentire una merda).
    Se pensi che cambiare qualcosa di te possa aiutarti a sentirti meglio.. io ti dico.. fallo!
    Non starò qui a dirti che sei perfetta, che non hai difetti, che va tutto bene e blablabla.

    Tu sei.
    Punto.

    Sei quella persona su cui so di poter contare in qualsiesi istante. Sei quella persona che riesce a comprendere i miei silenzi e che non si incazza se mi girano i cinque minuti ed odio il mondo.
    Sei quella persona del cui abbraccio non potrei mai fare a meno.
    Sei sempre quella persona con cui faccio le figure di melma in giro per il mondo e con cui trascorro anche 5 ore al telefono mentre cazzeggio su facebook o mentre faccio altro.
    E possiamo parlare di cose serie o di cavolate.
    E possiamo ridere. Piangere. Stare tutto il giorno su un letto a guardare la tv.
    Possiamo parlare di giochi di ruolo.
    Di Armi e Cein.
    Del tempo.
    Di quello che ci pare e piace. Senza per questo sentirci cretine.

    Ed è questo che amo.
    Il poter essere come sono senza preoccuparmi.
    Ed il sapere che sei come sei senza maschere.

    Non entro in merito alla questione tra te ed Orsola.
    Ne abbiamo già parlato.
    PS: ciao Orsolina *_*
    Dico soltanto che chi ti vuole bene, ti vuole bene e basta :)

    E noi te ne vogliamo.

Lascia un Commento

Galleria
Amore e AmiciziaZombieSguardoAffetto sincero.
Scatti Passati
La fotografia è probabilmente fra tutte le forme d'arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere, e comunicare, emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione. (John Hedgecoe)
Rullini
Critiche